Il film ripercorre la relazione tra Hilde Rake e Hans Coppi, due giovani tedeschi che vivono nella Germania nazista. Prendendo spunto dalla vicenda sentimentale, “Berlino, estate ’42” verte sul loro coinvolgimento, insieme ad altri giovani, nelle reti di spionaggio in favore dell’Unione Sovietica nonché di propaganda antinazista.
Dopo essere stati catturati dalla Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista, inizierà il loro calvario all’interno delle prigioni tedesche con lo status a loro riservato di prigionieri politici.
L’amore può essere così forte da mettere a repentaglio la nostra stessa vita? Per Hilde fu così, che mai vide l’alba della liberazione dal nazifascismo e la crescita del piccolo Hans, nato in prigione e oggi “testimone” di questa vicenda. Condannata a scontare una colpa troppo grande e forse non pienamente consapevole? Noi, oggi, ne saremmo in grado se vivessimo una situazione simile? Ci piegheremmo rinunciando alle nostre libertà o ci opporremmo rischiando la nostra vita? Nel finale pare che tutto sia stato inutile, eppure non fu così.
Strutturato per flash-back, il film vede l’arresto quasi immediato della protagonista e per continui rimandi si ricostruiscono i tasselli della vicenda, del rapporto amoroso con Hans e quello con il gruppo, l’orchestra Rossa, in cui era coinvolta.
Legato a quel periodo segnalo i film “La Rosa Bianca – Sophie Scholl” di Marc Rothemund (2005), “Operazione Valchiria” di Jo Baier (2004). Per certi versi, ma per un altro tipo di opposizione al regime, vorrei segnalare anche il film di Margarethe Von Trotta “Rosenstrasse” (2003).




