È il 29 gennaio 2024 e gli operatori della Mezzaluna Rossa a Ramallah (Cisgiordania) ricevono una telefonata con una strana richiesta d’aiuto. All’inizio faticano a comprendere, ma quella chiamata di soccorso proviene da Gaza e intrappolate in una macchina, colpita (per meglio dire crivellata da 335 colpi) dal fuoco di un carro armato dell’esercito israeliano, ci sono sei persone. Sarà la voce di Hind Rajab, 5 anni, a guidare i soccorsi nel tentativo disperato di salvarla nel corso di una lunga telefonata di 3 ore.
Il film ripercorre la tragica morte della piccola bambina palestinese Hind Rami Iyad Rajab, in una diretta telefonica ricostruita e alternata con gli audio originali. Il pathos e il senso di impotenza, che vive lo spettatore, sono i medesimi che vivono i protagonisti, gli operatori del centralino della Mezzaluna. Il film, nella sua semplicità e linearità di costruzione, vuole assurgere a livello di denuncia e portare al mondo la realtà dell’occupazione israeliana della Striscia di Gaza.
Non c’è bisogno di immagini (solo sul finire) per percepire l’orrore e l’ingiustizia, bastano i colpi di proiettile e i silenzi, tra un respiro e l’altro, dei corpi umani divenuti carne da macello. Carne indistinta da annientare: uomini, donne, anziani e bambini.
Nonostante l’enorme senso di responsabilità con cui la regista tunisina Kawthar ibn Haniyya ha accolto su di sé quest’opera, alla Mostra del cinema di Venezia non sono mancate le polemiche: da un lato per il mancato coraggio nell’assegnazione del Leone d’oro, dall’altro chi ha scritto che “Far singhiozzare non basta per vincere il Leone d’oro. Né per fare cinema”.
Leone d’argento – Gran premio della giuria all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.




