Martedì 13 gennaio, alle ore 20 al Modernissimo, anteprima del nuovo film di Ali Asgari, Divine Comedy, presentato dallo stesso regista.

Divine Comedy, accolto con entusiasmo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, sarà poi in prima visione nelle sale della Cineteca da giovedì 15 gennaio.
Il film racconta la storia di un regista quarantenne che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco-azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. In sella a una Vespa, con la sua produttrice e compagna Sadaf, intraprende una missione clandestina per presentare il suo ultimo lavoro al pubblico iraniano, eludendo la censura governativa. Disseminato di riferimenti cinefili
(soprattutto il primo Woody Allen e il pluricitato Nanni Moretti, e poi Matrix e Godard, passando per una battuta di James Bond), Divine Comedy è un viaggio dantesco nei gironi della repressione culturale girato con tono ironico e scanzonato, perché “la risata ha un potere – ha detto lo stesso Asgari –, è un mezzo di resistenza, è un’arma anche se pacifica”.


L’anteprima di Divine Comedy inaugura l’Omaggio ad Ali Asgari, in programma al Modernissimo fino al 20 gennaio: dalla drammatica notte di Disappearance, alla maternità nascosta raccontata in
La bambina segreta, fino ai piccoli surreali episodi di Kafka a Teheran (costati al regista il divieto di lasciare l’Iran), Asgari ha esplorato con empatia e lucidità le tensioni della vita quotidiana e le pastoie della burocrazia sotto un sistema politico e culturale repressivo, mettendo a nudo l’insanabile frattura tra il desiderio di libertà delle giovani generazioni e le spinte oscurantiste del regime.
I film si distinguono per inquadrature meditate, silenzi carichi di tensione e una narrazione che unisce ironia e impegno civile. Con i suoi ultimi lavori – Higher Than Acidic Clouds e Divine Comedy – Asgari ha messo la propria condizione di marginalità forzata al centro del suo cinema, sfidando la censura con leggerezza e intelligenza: “I personaggi rispondono con sarcasmo e arguzia silenziosa: umorismo come resistenza laddove la ribellione è pericolosa”.

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Ufficio Stampa Cineteca di Bologna

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