Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, una giornata di commemorazione dedicata a tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre. Tante le iniziative istituzionali, si segnala il film su Rai Uno diretto da Alessandro Casale, Il marciatore – La vera storia di Abdon Pamich, un ex marciatore italiano, campione olimpionico ed europeo, nonché 40 volte campione italiano su varie distanze, nato a Fiume nel 1933. Una storia che va oltre il traguardo, perché parla di identità, resistenza e riscatto. Profugo fiumano dopo la fine della seconda guerra mondiale, Abdon Pamich è cresciuto nel campo di raccolta di Novara per poi trasferirsi con la famiglia a Genova, dove ha iniziato la sua carriera sportiva. Si è sempre impegnato per la conservazione della memoria storica della comunità giuliano-dalmata in Italia e in particolare a Roma, anche come membro della Società di Studi Fiumani. In questa veste, nel febbraio 2016 è stato testimonial della “Corsa del ricordo
Il film sarà programmato Martedì 10 febbraio 2026 su Rai 1 alle 21.30 e sarà disponibile sulla piattaforma Raiplay
Tratto da “Memorie di un marciatore” di Abdon Pamich (a cura di Roberto Covaz)edito da EDIZIONI BIBLIOTECA DELL’IMMAGINE.
Trama del film: Costretto a lasciare Fiume nel dopoguerra insieme alla sua famiglia, il giovane Abdon Pamich affronta l’esodo, la vita nei campi profughi e le difficoltà dell’integrazione. Nella marcia atletica trova la forza per reagire e trasformare la sofferenza in determinazione, fino a diventare uno dei più grandi atleti italiani e conquistare l’oro olimpico a Tokyo. Curiosità: Le riprese si sono svolte tra Friuli Venezia Giulia e Lazio.
Note di regia: “Il Marciatore la vera storia di Abdon Pamich è il ritratto di un uomo, non solo di un atleta. Pamich non è una figura mitologica, ma un uomo fatto di carne e silenzi, sacrifici e umiltà. Il tono narrativo che abbiamo scelto è intimo e sobrio, evitando ogni trionfalismo retorico. Il nostro film vuole ispirare non solo chi ama lo sport, ma chiunque creda che il tempo, la fatica, la pazienza e il coraggio siano ancora valori possibili. Abdon Pamich non correva per fuggire, ma per costruire qualcosa. E noi, con questa opera, vogliamo seguirlo. Un passo alla volta. Vogliamo raccontare una storia di formazione ambientata in un’Italia del dopoguerra vista dagli occhi di un giovane profugo. Il film si concentra su quegli anni invisibili, marginali, ma essenziali: il trauma della fuga, l’arrivo da profugo in Italia, le difficoltà familiari, la povertà e poi, quasi per caso, l’incontro con la marcia. Non vogliamo raccontare un successo, ma il bisogno profondo di trovarne uno.”




