Come nel più freddo inverno del Novecento, la troupe di Se venisse anche l’inferno ha girato le sue scene più impegnative del film tra i monti. Si sono chiuse a Fanano, sull’Appennino Modenese, le riprese di questa seconda, intensa, fase di set, che hanno coinvolto precedentemente la Valle d’Aosta e, a seguire, la Toscana dove il regista Samuele Rossi chiuderà la produzione il 14 febbraio.

Sul nostro territorio le riprese hanno avuto luogo nei giorni scorsi in paese e nei fitti boschi di Fellicarolo, sotto il monte Cimone, a circa mille metri di altitudine, dove avverrà la fuga e la caccia al partigiano da parte delle truppe naziste.

“Se venisse anche l’inferno” è il primo film di finzione per il regista e per la casa di produzione Echivisivi, e segue il successo di “Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer” (candidato nel 2025 ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento). È prodotto da Samuele Rossi, Giuseppe Cassaro e Emanuele Nespeca ed è una produzione Echivisivi con Solaria Film MYmovies, con il contributo di Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, realizzato con il contributo del PR FESR Toscana 2021-2027 bando per la concessione di sovvenzioni a fondo perduto per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive – Anno 2024 messo a disposizione dalla Regione Toscana, con la collaborazione di Toscana Film Commission. Il film ha ricevuto inoltre il sostegno di BCC Valdostana e la collaborazione di Lo Conte Edile Costruzioni e il patrocinio dei Comuni di Doues, Fanano, Cantagallo e Abetone-Cutigliano.

Anche per il suo primo lungometraggio Samuele Rossi non ha rinunciato a parlare di Storia e Memoria: e lo ha con un ritratto della Resistenza che vede protagonista il partigiano Gio, rimasto da solo e pronto a sopravvivere, in un rifugio di montagna sulle Alpi dopo un feroce rastrellamento nazi-fascista. Di fronte a lui il terribile inverno del 1944, uno dei più freddi della storia italiana ed uno dei peggiori della guerra ormai esplosa in tutta la sua drammaticità. Il titolo del film è tratto da un adattamento partigiano del canto alpino “Su pei monti vien giù la neve” risalente alla Prima Guerra mondiale.

Gio è interpretato dal giovane Luca Tanganelli, per la prima volta protagonista di un lungometraggio; accanto a lui Luca Vergoni, apprezzato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia in “Orfeo”, e Giorgio Colangeli, nei panni di un internato scappato dai campi di concentramento. Poi gli attori valdostani Alice Vierin, Andrea Damarco e Giada Bessone. Sul set ci saranno l’attore ceco Ivan Franek, l’attrice Giusi Merli (nota al grande pubblico per il ruolo nel 2013 della Santa ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e recentemente della Reverenda Madre Ramallo in “Dune 2” di Denis Villeneuve) e il noto cantautore Cisco, al suo esordio come attore.
Il film è tratto da un soggetto originale di Samuele Rossi ed è scritto in collaborazione con Lorenzo Bagnatori, che dopo il successo di “Zvanì. Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” e “Il conte di Montecristo” continua a lavorare sul racconto storico. La fotografia è di Marco Minghi, la scenografia di Lucrezia Tacchella, i costumi di Sara Pellegrini, il trucco di Lisa Pascucci. Si aggiungono il montaggio di Ilaria Cimmino e le musiche di Giuseppe Cassaro.

Sarà un racconto in presa diretta, dal contatto più ravvicinato possibile: le riprese alterneranno piani sequenza e long take privilegiando la continuità temporale senza tagli di montaggio, con gli attori liberi di improvvisare all’interno della linea narrativa. Tra cinema documentario e reportage di guerra, Rossi usa la macchina da presa in modo peculiare per seguire i passi di Gio, il partigiano protagonista, il “corpo” su cui si muove la Storia, travolto dagli accadimenti.
L’uscita del film nelle sale è prevista per l’autunno 2026.

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