Dal 12 al 14 marzo Rimini ospita la terza edizione di C-MOVIE Film Festival, manifestazione organizzata da Kitchenfilm con la direzione artistica della regista e distributrice Emanuela Piovano. Per tre giorni la Cineteca di Rimini e il Cinema Fulgor diventano il centro di un programma che intreccia proiezioni, incontri e momenti di confronto pubblico, mantenendo come filo conduttore i tre concetti che danno nome alla rassegna fin dalla sua nascita: Cinema, Corpi e Convivenze. L’edizione 2026 mette al centro il rapporto tra cinema e autobiografia, tra storie personali e storia collettiva. L’autobiografia diventa così una forma di testimonianza e di responsabilità, un modo per interrogare il presente attraverso il racconto di sé.
Il festival si apre il 12 marzo alle ore 18 con la presenza di Lidia Ravera, ospite della serata inaugurale e di un incontro che riflette sul corpo come spazio politico e narrativo. Il panel, concepito come dialogo tra generazioni, vedrà la partecipazione dell’autore Luca Raffaelli, che presenterà il romanzo “Lo spazio dentro”, e del fumettista Alec Trenta, autore della graphic novel “Barba. Storia di come sono nato due volte”, racconto autobiografico del proprio percorso di transizione. Interverrà anche l’attrice Giovanna Mori, che leggerà alcuni brani tratti dal libro di Raffaelli. La prima giornata prosegue poi con la proiezione del raro film muto The Tiger’s Coat (1920) di Roy Clements, presentato grazie al restauro della Cineteca del Friuli. Il film vede protagonista Tina Modotti, qui nella sua esperienza di attrice prima della svolta politica e fotografica che la renderà una figura simbolica del Novecento. A chiudere la serata sarà la proiezione del primo dei tre titoli del listino Kitchenfilm presentati in anteprima a Rimini: Shape of Momo, diretto dalla regista Tribeny Rai e ambientato in un isolato villaggio femminile dell’India. Il film, realizzato in collaborazione con il FESCAAL di Milano, racconta la vita di tre generazioni di donne ed è presentato alla presenza dello sceneggiatore Kislay.
La giornata del 13 marzo si apre alle 10.30 con la matinée Disseppellire il tempo, dedicata al rapporto tra cinema e generazioni. All’incontro partecipano Lidia Ravera e il regista Mimmo Rafele, autore del film Ammazzare il tempo, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice. Il film racconta la storia di una giornalista che, dopo aver investito una ragazza, decide di ospitarla nella propria casa, scoprendo che la giovane è l’amante segreta del suo compagno. Alle 15, alla Cineteca, il regista ed esperto di cinema sub-asiatico Italo Spinelli presenta il suo film Gangor, storia di un fotoreporter che documenta lo sfruttamento delle popolazioni locali in un villaggio indiano. Alle 17 si tiene il panel Giustizia e responsabilità, organizzato in collaborazione con Soroptimist e con l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata e al termine viene proiettato il film La camera di consiglio, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, ambientato nel 1987 durante la fase conclusiva del Maxiprocesso di Palermo e interpretato, tra gli altri, da Sergio Rubini e Massimo Popolizio. La giornata si conclude con la proiezione di La Danse des Renards (Wild Foxes), alla presenza del regista belga Valery Carnoy. Il film, premiato con l’Europa Cinemas Cannes Label alla 57ª Quinzaine des Cinéastes, è ambientato in un collegio belga frequentato da giovani pugili e riflette sulle dinamiche del maschile e della violenza.
La terza e ultima giornata del festival, il 14 marzo, si apre con una matinée dedicata al progetto CLOSE e agli allievi dell’Accademia Albertina di Torino per una riflessione sulla formazione dello sguardo cinematografico. Alle 12.30, alla Cineteca, l’incontro Distribuire oggi affronta il presente e il futuro della distribuzione del cinema indipendente in Italia, mentre alle 15 è in programma il panel Una voce che resta, che si apre con la proiezione del corto documentario Zappaterra, tratto dalle testimonianze dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e diretto da César Augusto Meneghetti ed Elisabetta Pandimiglio, uno degli undici documentari prodotti da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo. Il film nasce dall’autobiografia di Margherita Ianelli, che racconta la propria infanzia contadina, l’occupazione tedesca e il dopoguerra. Alle 16 il festival rende omaggio a Daniele Segre con la proiezione del restauro di Vite di ballatoio, documentario che racconta la quotidianità di un gruppo di transessuali immigrati dal Sud Italia nei palazzi popolari della Torino degli anni Ottanta. A seguire il dialogo tra cinema italiano e cinema indiano prosegue con Vrindavan Film Studios di Lamberto Lambertini, interpretato da Enzo Decaro. Il film racconta la storia di un giovane italiano che si reca in India per girare un film ispirato alla mitologia locale. Si chiude alle 21 in Cineteca col film Songs of Forgotten Trees, premiato con la Miglior Regia nella sezione Orizzonti all’ultimo Festival di Venezia, alla presenza della regista Anupama Roy. Il film racconta l’incontro tra due donne migranti che condividono un appartamento a Mumbai e scoprono, pur nelle differenze, una profonda forma di solidarietà.
IL PROGRAMMA
cinema.emiliaromagnacultura.it




