Un gruppo di attivisti americani, “French 75”, dopo aver liberato degli immigrati, trattenuti in un centro di detenzione per stranieri in California (il muro con il Messico ricorda quello israeliano), decide di votarsi alla lotta armata contro il governo degli Stati Uniti. Ne seguirà un’escalation che li porterà alla clandestinità, segnando per sempre non solo le loro vite ma anche quelle delle generazioni future.
Se inizialmente si riesce a parteggiare per i protagonisti (Perfidia e Pat / Bob), simil anarchici pro migranti, alle estreme conseguenze (rapina in banca) si finisce col sostenere le forze di polizia, per poi abbandonarle all’uso eccessivo della forza e a vendette dal profilo strettamente personale. Una lotta tra bene e male in cui le posizioni si confondono e si equiparano. Gli Stati Uniti rappresentano anche questo, la patria delle libertà con le sue forti contraddizioni.
Armi ed esplosioni fanno del film il classico action movie all’americana (mi ha ricordato “Sicario” (2015) di Denis Villeneuve), anche se al di là della superficie c’è altro, c’è un richiamo alla lotta (anche alla genitorialità), al combattere per i propri ideali, ma anche le dicotomie di un’America feroce, spaccata in due, ma forse anche in più parti. Con sette suprematiste insite nei gangli del potere (vedi “The Skulls” (2000) di Rob Cohen), che vorrebbero arrestare un meticciato che è nella realtà delle cose. Non mancano i richiami agli inseguimenti nel deserto, stile “Mad Max” (trilogia 1979/81/85).
Con occhi italici, questi paladini della lotta mi hanno portato alla memoria più tristi vicende legate alle BR: la clandestinità, i rifugi, le false identità. In Anderson gli idealismi paiono però fini a se stessi, a una ricerca spasmodica di adrenalina (v. Perfidia Beverly Hills dagli stilemi macchiettistici, forzati) più che a un fine (cast stellare, ottima fotografia, ma sceneggiatura disomogenea, anche confusa di fronte a un’opera densa che procede per “strappi”). Eccessivamente prolisso, le due ore e quaranta non aggiungono nulla, anzi.
Ottimo Penn e DiCaprio, anche se quest’ultimo avrebbe potuto e dovuto incidere maggiormente (al di là della vestaglia alla Lebowski) in quanto protagonista e potenziale contraltare di Penn.
Film vincitore di sei Premi Oscar: Miglior film, Miglior regista, Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior casting e Miglior montaggio.
Film della Critica 2025 per il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.




