Sul finire del 1500, in una zona rurale inglese, cresce un certo William Shakespeare. Il giovane lavora come tutore e, nonostante tale attività abbia l’obiettivo di saldare i debiti familiari, viene fortemente osteggiato dal padre per la sua scelta di essere dedito allo studio invece che al lavoro manuale. Conosce casualmente Agnes e se ne invaghisce immediatamente. Malgrado le voci, che la indichino come una strega, William decide di sposarla e di creare con lei una famiglia. Ma il futuro di William sarà altrove, non tra le mura domestiche, bensì tra le quinte di un palcoscenico.

L’opera, della regista cinese Chloé Zhao (già vincitrice di un Oscar con “Nomadland” nel 2021), è l’adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio. Hamnet” di Maggie O’Farrell, traendo spunto dalla morte del figlio di William Shakespeare, Hamnet (Amleto). Film potente e straordinario che incarna, ancora, l’attualità di Shakespeare.

Nella prima parte prevale la figura femminile della madre, una magistrale interpretazione di Jessie Buckley, autentica personificazione della Madre Terra; ancestrale, viscerale e indomita e per questo additata come strega. Nella seconda parte fuoriesce la figura maschile, quella del marito fragile, ma anche la razionalità e l’apparente privazione delle emozioni che sfociano nell’opera intellettuale/teatrale.

Al di là del teatro come catarsi, il film rappresenta l’elaborazione del lutto in due modi differenti, oltre a un dualismo maschile/femminile, intellettuale/materiale, uomo/natura.

Estremamente efficace la quinta teatrale che ritrae il bosco reale. Un bosco che il guardo esclude e là c’è vita, luogo misterioso in cui partorire, e là c’è morte, dove si incammina Hamnet nel momento del trapasso, ma “resuscitato” dalla rappresentazione teatrale. Scena accompagnata dalle celebri e struggenti note “On the Nature of Daylight” di Max Richter. Premio Oscar 2026 per la Migliore attrice protagonista.

Classificazione: 4 su 5.

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