Dai coautori di “No Other Land” (2024), premiato agli Oscar come miglior documentario, “Naza” svela, in forma di inchiesta giornalistica, la mirata e infallibile macchina di morte costruita dall’Idf (Forze di difesa israeliane) per perseguire i terroristi di Hamas nella Striscia di Gaza, dopo il massacro del 7 ottobre 2023.
Vengono intervistati, in forma travisata e irriconoscibile, 24 tra ufficiali e semplici soldati che fanno parte, o hanno fatto parte dell’intelligence israeliana. Emerge che su Gaza, oltre al tracciamento e ascolto telefonico di tutte le utenze dei singoli gazawi possessori di un cellulare, viene utilizzata l’intelligenza artificiale (Lavender) per individuare con estrema precisione l’obiettivo da colpire, poco importa per i danni collaterali (Naza) tra i civili (donne e bambini). Emerge che si decide di compiere attacchi notturni e colpire le persone nella loro intimità, con le proprie famiglie, durante il sonno o il rientro a casa del capofamiglia (Dov’è papà? Diventa la frase chiave per far attivare l’algoritmo), poco importa che non sia colluso con Hamas. Successivamente si deciderà per l’annientamento di Gaza, palazzi con civili al loro interno, non solo per uccidere i gazawi ma anche per annientare qualsiasi traccia della loro esistenza, dai loro corpi (sbranati dai cani randagi) alle loro suppellettili (es. un album di foto).
Nel corso delle interviste c’è chi prende coscienza del proprio ruolo, e ha difficoltà a parlare, e chi, impassibile, forse indifferente, afferma di essere solo un ingranaggio di un enorme sistema (ricordate Eichmann?).
Nella costruzione del documentario colpisce la scelta delle riprese notturne su Tel Aviv, città viva, sicura e in continua espansione immobiliare, da contraltare all’annientamento di Gaza distante solo 60 Km. Da un lato si ricorda la Shoa di 80 anni prima, dall’altro si pianifica ed esegue, nella routine quotidiana, un genocidio. Filmografia consigliata: “La voce di Hind Rajab” (2025) e “Il diritto di uccidere” (2015).
Premio speciale della giuria a Venezia (2026). Designato film della critica dal SNCCI.




