In una Londra all’apparenza vittoriana, il promettente studente di medicina Max McCandle viene invitato dal chirurgo God(win) Baxter, docente all’università, ad unirsi a lui in un esperimento che sta portando avanti. Il professore sta infatti lavorando su Bella, una giovane e attraente ragazza dall’intelletto di una 12enne, conseguenza di una delle sue più ardite operazioni: ridare la vita a un corpo umano (bagliori di Fritz Lang “Metropolis” – 1927).

Opera visionaria, grottesca ma anche straordinaria quella del regista greco Yorgos Lanthimos. Come straordinaria è Bella Baxter (e l’interpretazione di Emma Stone), un moderno Frankenstein (come in fondo pare esserlo anche il suo padre-padrone, a sua volta vittima di esperimenti) alla ricerca di sé.

Fiumi di inchiostro si potrebbero scrivere su etica ed eugenetica. Si potrebbe anche mettere in luce il ruolo della donna succube del controllo maschile (attratti dalla bellezza e non certo dall’intelletto), infatti il film vede una prima parte in bianco e nero in cui Bella viene imprigionata in una sorta di Wunderkammer, come meraviglia tra le meraviglie. Ma sarà il suo uscire nel mondo (ancorato al passato, prospiciente al futuro), tra esperienze sessuali e conoscenze gastronomiche a profusione, a rendere il suo viaggio un cammino vorticoso nei colori. E mentre il suo personaggio evolve e matura, tra esperienze piacevoli e altre deludenti, la sua mente comprenderà quanto possa essere indipendente dagli uomini (Emma Bovary, Frida Khalo…) ancorati e patetici nel loro desiderio carnale di una donna-oggetto. Qualcuno potrà vederci una svolta femminista, ma la realtà è che gli uomini ne escono malissimo (salvo lo studente di medicina che accetta Bella per tutto quel che è).

Leone d’Oro all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vincitore di 2 Golden Globe, candidato a 11 premi Oscar. Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Classificazione: 4 su 5.

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