Insieme al fratello Vittorio, che ci ha lasciati sei anni fa, è stato protagonista di una delle pagine più importanti della cinematografia nostrana.

Per oltre cinquant’anni, Paolo e Vittorio Taviani hanno lavorato in perfetta simbiosi, avevano una voce sola, al punto da non distinguere le scene girate dell’uno, da quelle dirette dall’altro, spaziando tra i vari generi cinematografici. Formatisi in un cineclub a Pisa, esordiscono con alcuni documentari come, ad esempio, San Miniato luglio ’44, realizzato insieme a Valentino Orsini, con la consulenza di Cesare Zavattini. Nel 1960 co-dirigono con Joris Ivens L’Italia non è un paese povero, prodotto dalla televisione italiana.

Sin dal loro esordio nel lungometraggio Un uomo da bruciare (1962), e in seguito, lungo gli anni settanta, si misurano con la Storia, pur conservando l’attenzione sul presente, fronteggiando temi cruciali del Paese, le urgenze derivanti dal mutamento sociale in atto, fra cui le istanze del mondo giovanile. Con Padre padrone nel 1977 si impongono all’attenzione internazionale, vincendo al festival di Cannes. Nel 1982 firmano La notte di San Lorenzo, pellicola considerata da più parti il loro capolavoro. Due anni più tardi in Kaos, tratto da Luigi Pirandello, coinvolgono, a sorpresa, per l’episodio La giara, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (una delle loro più coinvolgenti interpretazioni).

Nel 1986 ricevono il Leone d’oro alla carriera.

Un percorso artistico che lungo gli anni novanta e con l’affacciarsi del nuovo secolo li vede sempre insieme nella firma di opera importanti, tra le quali ricordiamo  La masseria delle allodole (2007), tratto dall’opera di Antonia Arslan e la rilettura dell’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, Una questione privata (2017), l’ultima regia della celebre coppia.

Nel 2022 Paolo Taviani scrive e dirige da solo Leonora addio (2022), ispirato da una novella di Luigi Pirandello.

Stava per tornare sul set con un nuovo film, Il canto delle meduse con Kasia Smutniak, ambientato nel periodo della pandemia del 2020.

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