Narvel Roth è il maestro giardiniere nella storica tenuta sudista di Gracewood Garden, dimora della ricca vedova Norma Haverhill. Attorno a Narvel lavorano una squadra di giovani giardinieri, vista la grandezza della proprietà, a cui ogni giorno impartisce le indicazioni per la manutenzione di fiori, piante e cespugli. Per il protagonista il giardinaggio non è un semplice lavoro ma una vera e propria filosofia di vita… la sua nuova vita. Narvel ha infatti un passato oscuro e inquietante, lo dimostrano gli evidenti tatuaggi che ha sul corpo, che si rivelerà nel rapporto con Maya, la giovane pronipote afroamericana di Norma.

Il film del regista statunitense Paul Schrader mi ha fatto balenare alla memoria due film di Cronenberg, “A History of Violence” (2005) e “La promessa dell’assassino” (2007), oltre ad “American History X” (1998) del regista britannico Tony Kaye, in cui l’oscuro passato del protagonista ritorna a “galla” (il primo e il terzo), ma anche il ruolo dei tatuaggi che “raccontano”, tattoos come testimonianza di appartenenza oltre che memento di un passato scomodo e ingombrante (il secondo e il terzo). E se Narvel ha un passato inconfessabile da espiare, anche le due coprotagoniste femminili hanno cose da dover nascondere.

Per un pubblico europeo diventa probabilmente difficile capire pienamente il contesto americano, con neonazisti in motocicletta (mascherati da patrioti) e reminiscenze di schiavismo strisciante (forse anche nel doppiaggio si è perso qualcosa). Difficile, forse, anche l’epilogo che non è banale come lo si vorrebbe (il passato rimane comunque ancorato a dei flash-back). Efficace e improvvisa l’immagine della cacciata dall’Eden (Gracewood).

Resta il sospetto che in Narvel non albergasse un effettivo pentimento, ma solo un’apparente quiete a celarne l’inquietudine.

Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Classificazione: 3.5 su 5.

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