Lunedì 19 agosto, al cinema all’aperto nel parco del Dopolavoro ferroviario, il regista, accompagnato dalle attrici Beatrice Barison, Valentina Bellè e Licia Navarrini, presenta in anteprima La vita accanto, il film ispirato all’omonimo libro di Mariapia Veladiano.

Una ricca famiglia del vicentino, certezze vacillanti di fronte alle imperfezioni della vita, un talento tutto da scoprire che porterà nuova luce alle cose.  Lunedì 19 agosto alle ore 21.30, all’Arena Puccini, lo storico cinema all’aperto nel parco del Dopolavoro ferroviario (via Serlio 25/2, Bologna) promosso da Fondazione Cineteca di Bologna e Ibc Movie, Marco Tullio Giordano presenta in anteprima La vita accanto, il film ispirato all’omonimo libro di Mariapia Veladiano, vincitore del premio Calvino. Il regista sarà accompagnato dalle attrici Beatrice Barison, Valentina Bellè e Licia Navarrini.

Prodotto da Simone Gattoni, Marco Bellocchio, Beppe Caschetto e Bruno Benetti, e in uscita nei cinema il prossimo 22 agosto distribuito da 01 Distribution, il film racconta la storia, ambientata a Vicenza negli anni Ottanta, di una ricca famiglia composta da Maria (Valentina Bellè), dal marito Osvaldo (Paolo Pierobon) e dalla gemella di quest’ultimo, Erminia (Sonia Bergamasco), celeberrima pianista. Dopo anni di tentativi, Maria mette finalmente al mondo Rebecca, attesa con grandi aspettative. Ma la neonata, per il resto normalissima e anche molto bella, presenta una vistosa macchia purpurea che copre metà del viso. Questa difformità diventa per Maria un’ossessione tale da rifiutare l’istinto stesso di madre. L’adolescenza di Rebecca sarebbe segnata dalla vergogna e dall’isolamento se fin da piccola non rivelasse invece straordinarie doti musicali. Saranno queste a liberarla dalle fissazioni famigliari e dai segreti che queste nascondono.

“Il romanzo La vita accanto di Mariapia Veladiano è il racconto di come il disagio irrompa drammaticamente nella vita di una famiglia sconvolgendola per sempre – scrive Marco Tullio Giordana nelle note di regia –. Nel libro questo disagio è rappresentato dalla mostruosità di una neonata subito rifiutata. Nel film questa ‘mostruosità’ è rappresentata da una macchia purpurea che copre metà del viso e del corpo della bambina. Per il resto la piccola Rebecca è bellissima e, scopriremo col tempo, straordinariamente dotata per la musica. Ma l’angioma che la sfigura rende difficile il rapporto con gli altri, soprattutto con la madre che non riesce ad accettarla e, per vergogna, la vorrebbe segregata in casa. Il tema centrale è quindi il corpo, la cui ammissione è alla base di ogni identità, e di come le sue eventuali imperfezioni (reali? immaginarie? indotte dallo sguardo altrui?) possano portare perfino alla violazione pur di modificarlo secondo i canoni di un’illusione”.

Ufficio stampa Arena Puccini

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