Mercoledì 11 settembre riapre il Modernissimo! La stagione inizia nel segno di Alice Rohrwacher, con l’integrale dei suoi film – compresa la recentissima Allégorie citadine, realizzata a quattro mani con JR – e con la sua emozionante esposizione Bar Luna alla Galleria Modernissimo, che riapre assieme alla sala cinematografica: il Modernissimo è ora la “metropolitana della cultura”, definizione di Alessandro Bergonzoni, che corre sotto la via Emilia, all’altezza dei resti della città romana.
Al Cinema Modernissimo festeggeremo poi i 60 anni di Per un pugno di dollari (che vedremo in coppia con La sfida del samurai, il film di Akira Kurosawa al quale Sergio Leone si “ispirò”).
Non poteva poi mancare l’omaggio ad Alain Delon, in particolare al Delon noir, con i film di Jean-Pierre Melville e Duccio Tessari.
Ricorda il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli: “Il 12 settembre ricorrono i 60 anni dalla prima proiezione, al Supercinema di Firenze, di quello che avrebbe dovuto essere solo un film di serie C, firmato da uno sconosciuto Bob Robertson e che, invece, è diventato un monumento della storia del cinema. Per un pugno di dollari si conquistò, giorno dopo giorno, un pubblico vastissimo, impose un genere, il western spaghetti, che avrebbe fatto diventare l’industria
cinematografica italiana la seconda al mondo. Sergio Leone aveva 34 anni, una carriera da aiuto regista, un esordio, Il colosso di Rodi, che lo aveva portato in un vicolo cieco. Fu la visione in un cinema romano di La sfida del samurai, distribuito in Italia dopo la presentazione alla Mostra di Venezia, dove Mifune ottenne la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, che gli fece balenare la possibilità di trasformarlo in un western. Leone, che aveva adorato I sette samurai,
conosceva bene il successo che John Sturges nel 1960 aveva ottenuto con il remake in chiave western del capolavoro di Kurosawa, I magnifici sette, e capì immediatamente che La sfida del samurai sarebbe potuto diventare un western a basso costo, perché la gran parte delle scene si potevano svolgere in un’unica location. Leone studiò il film di Kurosawa inquadratura per inquadratura e ne trasse una copia fedelissima. La storia dell’arte è fatta di intuizioni e di una
continua trasmissione da un autore all’altro. Quello che riesce a Leone è però qualcosa che solo i grandissimi artisti possono fare, perché Per un pugno di dollari deve tutto al suo originale ma, nello
stesso tempo, ne è completamente diverso, per le infinite variazioni e invenzioni che lo trasformano nell’archetipo della nuova stagione del western. Un film che cambiò la vita di Leone, quella di Eastwood e quella di Morricone. Ora i due film esistono in versioni restaurate e ci è parso il momento di presentarli assieme, al pubblico del Modernissimo, proprio a partire dal primo giorno di riapertura, mercoledì 11 settembre”.
“Non potevamo non ricordare Alain Delon – prosegue Farinelli – e abbiamo pensato di farci aiutare da un autore molto vicino a Sergio Leone, Jean-Pierre Melville, che sul finale degli anni Sessanta
intuì un nuovo percorso artistico nella carriera di Delon, già star del cinema d’autore italiano e del cinema popolare francese, capendo che la sua bellezza, così perfetta, così archetipica, lo rendevano
un ideale protagonista del polar postmoderno che Melville stava realizzando. Frank Costello faccia d’angelo, I senza nome, Notte sulla città cambiarono per sempre la carriera di Delon e il film di Duccio Tessari Tony Arzenta, che abbiamo aggiunto all’omaggio, è un bel contributo alla definizione del nuovo Delon, lontano anni luce da quel ragazzo che, appena dieci anni prima, Visconti aveva forgiato”.
Ufficio Stampa Cineteca di Bologna




