In occasione dell’uscita del nuovo film diretto da Robert Eggers, ricordiamo il celebre capolavoro di Murnau, che centoventi anni prima aveva inventato il personaggio di Nosferatu.
Nel marzo del 1922, infatti, il pubblico berlinese vedeva per la prima volta sullo schermo il personaggio immaginario del Conte Orlok, soprannominato Nosferatu, magnificamente interpretato da Max Schreck. Ideato e prodotto da Albin Grau, studioso di occultismo, seguace del mago Aleister Crowley e membro di varie sette teosofiche, il film è diretto da Friedrich Wilhelm Murnau.
Per il suo protagonista, il regista tedesco aveva attinto dalle pagine di Dracula (1897)dello scrittore irlandese Bram Stoker, avvalendosi della collaborazione di Henrik Galeen.
Come ricorda Luciano Berriatùa: “Marca stilistica del film è il controluce, che crea immagini capaci di agire sull’inconscio: lo spettatore doveva percepire la presenza di un ‘altro lato’ della realtà. L’ombra serviva a mostrare l’invisibile e l’arcano, come nel momento culminante in cui l’ombra della mano di Nosferatu attanaglia il cuore di Ellen: il vampiro è qui una forza incorporea, oscura che s’identifica con la malattia.(…) Il film venne girato in estate, e la luce delle scene diurne era in forte contrasto con il dominio notturno del vampiro. Le colorazioni risultarono essenziali alla suggestione prodotta dal film: le scene notturne nei toni freddi del verde e del blu si opponevano ai caldi giallo e arancio del giorno e al rosa dell’alba. Per molti anni, tuttavia, negli archivi sono state disponibili solo copie incomplete in bianco e nero: l’effetto era quello, straniante, di un vampiro che si aggirava per le strade in pieno giorno (anche le scene notturne venivano girate di giorno, per poi creare l’effetto notte colorandole di blu). Nel 1984 è stata rinvenuta a Parigi una copia completa delle sue colorazioni originali, a partire dalla quale è stato effettuato il restauro dell’opera. All’epoca della sua uscita il film ottenne un enorme successo (anche se venne ritirato dalla distribuzione su richiesta della vedova di Bram Stoker per il mancato pagamento dei diritti sul romanzo); nel 1927 la nuova uscita del film a Parigi affascinò i surrealisti; e Nosferatu rimane ancora oggi un film inquietante, la comprensione del cui contenuto filosofico richiede un certo grado di iniziazione”.
Grazie ad un accurato lavoro di restauro, oggi è possibile vedere uno dei massimi capolavori del cinema espressionista tedesco. Sono trascorsi oltre cent’anni ma quella pellicola è ancora uno dei migliori esempi di cinema horror oltre che un capolavoro del cinema espressionista tedesco.
Cinquantasette anni dopo, nel 1979, Werner Herzog rende omaggio alla pellicola di Murnau e dirige Nosferatu – il principe della notte. Ad interpretare il Conte Dracula, uno straordinario Klaus Kinsky, perfettamente calato nei panni del vampiro. La vicenda si svolge nella metà dell’Ottocento, dove Jonathan Harker (Bruno Ganz), un giovane immobiliare di Wismar (Mar Baltico), felicemente sposato con l’affascinante Lucy – interpretata da Isabelle Adjani -, deve intraprendere un viaggio per la Transilvania, dove lo aspetta il Conte Dracula. Herzog dà una rilettura affascinante e potente del protagonista prigioniero della propria condizione di non-morto, condannato suo malgrado ad un’immortalità che lo ha costretto ad una solitudine e lo ha privato di qualsiasi sentimento umano. “Omaggio al capolavoro muto (1922) di Murnau ( il Morandini) non è un film dell’orrore né del terrore: raggiunge il fantastico con le immagini della realtà e per virtù di stile, con l’uso della luce. Del suo eroe, incarnazione del Male, Herzog sottolinea la profonda, insondabile tristezza; della sua triplice qualità di Morto Redivivo, Stregone e Entità Diabolica privilegia la prima”. Nella rilettura di Herzog, secondo Davide Ferrario “il vampiro è, sostanzialmente, un grande irregolare. Non c’è da stupirsi se la sua figura ha affascinato Werner Herzog che degli irregolari e dei “diversi” in generale ha fatto l’elemento centrale della sua poetica; da Aguirre a Stroszek a Kaspar Hauser l’ispirazione del regista tedesco è fedele a se stessa.”
Nel 1988 ricordiamo Nosferatu a Venezia, diretto da Augusto Caminito con ancora Klaus Kinsky nei panni del protagonista, che fece il suo debutto al Festival di Venezia, per poi trovare distribuzione nelle sale italiane.
Va infine segnalato L’Ombra del Vampiro (2000) di E. Elias Merhige che racconta la realizzazione del film di Murnau (qui interpretato da un ispirato John Malkovich, con Willem Dafoe nei panni di Max Schreck). Un dietro le quinte del Nosferatu del 1922, che rende omaggio al genio artistico che lo ha diretto.




