Basato sulla graphic novel di Richard McGuire, “Here” (in italiano Qui) rappresenta letteralmente il suo significato (avverbio di luogo). Dal vocabolario “Treccani”: In questo luogo, in questo posto.
Ambientato in un’unica stanza (il salotto), o per meglio dire in una specifica e fissa posizione di ripresa, si susseguono generazioni di proprietari dell’immobile andando avanti e indietro nel tempo. Dal Novecento caratterizzato dai due grandi conflitti bellici, la guerra d’indipendenza, i recenti anni del covid, fino ai primordi della civiltà con dinosauri e ancor più in là le primissime presenze di vita sulla crosta terrestre.
Ogni inquadratura è studiata come un’autentica opera pittorica, una composizione curata nei minimi dettagli. Scatti fotografici (screencast) sovrapposti anticipano la scena successiva, mutandola. Nonostante i virtuosismi tecnici, la frammentazione dei periodi inficia fortemente la narrazione destando non poche perplessità nello spettatore, costretto (ma anche affascinato) nel cercare di capire i continui e repentini salti storici, anacronologici. In una casa è condensata la storia americana, in quel luogo alberga la memoria delle azioni di chi l’ha attraversata.
Grazie all’intelligenza artificiale si è potuto far invecchiare e ringiovanire i protagonisti, la fortunata coppia di “Forrest Gump” (1994) Tom Hanks/Robin Wright. Per certi versi, con al centro della narrazione sempre un immobile, mi ha fatto ricordare “Casa, dolce casa?” (1986) che vede, per la regia di Richard Benjamin, come protagonista un giovane trentenne, Hanks, agli inizi della carriera e al suo sesto film da attore.
“Here” mette in scena la vita e il progressivo scorrere del tempo. “Here” è pieno di vita e di vite ma è al contempo vuoto e “povero” da un punto di vista narrativo. C’è tutto e niente. C’è un troppo che sfugge, c’è il lungo periodo e l’istante, c’è la superficie (dettata dalla rapidità) e la profondità (nel finale) delle vite. Con Zemeckis il cinema diviene memoria (collettiva), un libro di storia/storie per un regista che ha fatto dello sguardo sul tempo il proprio marchio di fabbrica: “Ritorno al futuro (I, II, III)”, “La morte ti fa bella”, “Forrest Gump”, “Contact”, “Cast Away”, “Polar Express”.
Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.




