La signora Michelle (Hélène Vincent), donna in pensione, trascorre la propria tranquilla esistenza nella campagna francese, non molto distante da Parigi. Frequenta l’amica Marie-Claude (Josiane Balasko) e l’accompagna, periodicamente, in un carcere penitenziario dove sta scontando la pena il figlio Vincent (Pierre Lottin). Un giorno, dopo aver preparato il pranzo per il nipote e la figlia, con cui non ha buoni rapporti, Michelle causerà l’avvelenamento di quest’ultima che, una volta ripresasi, l’accuserà di aver cercato di ucciderla. Ma sarà veramente così o solo la conseguenza di un fatto accidentale, frutto della distrazione legata all’età avanzata della protagonista?
Il film del regista francese François Ozon è caratterizzato da sentimenti e dinamiche familiari sottese. Infatti, nonostante il quadro paesaggistico incantevole, la trama nasconde un mistero celato nel tempo che, via via, si innesta su dinamiche del genere “crime”.
Sotto le foglie del bosco, che per certi aspetti mi ha ricordato il clima di inquietudine presente ne “Il male non esiste” (Aku wa sonzai shinai) di Ryūsuke Hamaguchi, si cela il disagio e una trama più complessa del previsto. Il film esplora le dinamiche umane, le porta alla luce, e nessuno può dirsi migliore dell’altro, ognuno ha un proprio punto debole e un segreto da non rivelare.
In “Sotto le foglie” (Quand vient l’automne) Ozon non giudica e lascia che il tempo faccia il suo corso. Paragonato a un thriller Hitchcockiano, nell’ambiente familiare di Ozon viene occultata una matassa e proprio tra le mura domestiche, cronache di giornali e telegiornali, scaturiscono delitti efferati, talvolta irrisolvibili. Scostando le foglie puoi vedere per un attimo, ma poi queste si richiudono, si coprono a vicenda e la fitta vegetazione, cresciuta negli anni, impedisce di dipanare definitivamente il mistero.
Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.




