A fianco delle sezioni fuori concorso e competitive della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Venezia Classici dal 2012 presenta in anteprima mondiale una selezione dei migliori restauri di
film realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo.

La rassegna costituisce una preziosa occasione per vedere sul grande schermo lungometraggi provenienti da latitudini lontane, ma anche la cinematografia nostrana.

Tra i titoli che concorreranno alla prossima 83^ edizione della kermesse veneziana (2-12 settembre 2026), due esordi italiani proposti dalla Cineteca di Bologna.

Dai creatori di Cinico Tv, Daniele Ciprì e Franco Maresco, la pellicola con la quale approdavano al grande schermo nel 1995, Lo zio di Brooklyn.

Il restauro del film è in collaborazione con Filmauro, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata.

In collaborazione con Compass, la Cineteca di Bologna porta al Lido anche il celebre esordio di Florestano Vancini, che proprio nel 1960 vinceva il Premio Opera Prima. Si tratta del restauro di La lunga notte del ’43, con cui si celebra il centenario della nascita del regista ferrarese, avvenuta il 24 agosto 1926.  

Florestano Vancini aveva iniziato il suo percorso artistico come documentarista nei primi anni ’50, successivamente aveva lavorato come aiuto regista per Mario Soldati e Valerio Zurlini, prima di esordire nel 1960 con La lunga notte del ’43.

Tratto da un racconto dello scrittore Giorgio Bassani, con la sceneggiatura di Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini, La lunga notte del ’43 vede tra gli interpreti Belinda Lee, Gabriele Ferzetti,
Gino Cervi, Enrico Maria Salerno. Il film si svolge negli ultimi mesi del 1943, a Ferrara. Ispirato ad un episodio reale, Vancini porta sullo schermo una vicenda che tratta il dopo 8 Settembre, rappresentando la guerra civile tra italiani e non l’occupazione nazista.

Dopo l’8 settembre del ’43 il partito fascista di Ferrara stringe le fila, ma è lacerato tra due diverse tendenze: quella del moderato federale Bolognesi e quella del fanatico Aretusi, che fa assassinare il primo e, attribuendo il delitto agli antifascisti, scatena una violenta rappresaglia, facendo fucilare undici ostaggi...

“Esordienti così preparati non possono che fare del bene al nostro cinema (…) La materia qui è rovente, ma il tratto asciutto e calcolatissimo (…) Quando non avesse altro, il film costituirebbe una salutare lezione di memoria per quanti (…) non vogliono darsi il disturbo di ricordare. Un finale amaro suggella bene il forte film.” (Luigi Pestelli, “Stampa Sera”, 29 settembre 1960)

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