Prosegue la rassegna Kino! Il cinema tedesco dagli anni ’60 a oggi.
Per gli anni ottanta, due titoli che, seppure in maniera diversa, rimandano a pagine importanti della Storia del Paese. Ispirato alle vicende delle sorelle Ensslin, a Christiane e alla più giovane, Gudrun, terrorista della banda Baader-Meinhof, trovata morta in cella, Anni di piombo è l’opera che consacra Margarethe von Trotta tra i grandi del cinema europeo. Meritatamente vincitrice del Leone d’oro a Venezia – Margarethe von Trotta è la prima regista donna a ricevere tale onorificenza –, l’opera conferma il talento di un’autrice che ha messo al centro della propria opera l’indagine dell’universo femminile, il conflitto tra dimensione privata e pubblica. Condivide con gli altri autori, da Fassbinder a Schlöndorff, la critica alla società tedesca e ad un passato dall’eredità ingombrante.
Regista di culto, Il cielo sopra Berlino è forse il film più amato di Wim Wenders. Dopo aver girato quattro lungometraggi in inglese, di ritorno in Germania, due anni prima della caduta del Muro di Berlino (novembre 1989), Wenders dichiara “sentivo il bisogno di tornare alla mia lingua d’origine che nei dialoghi doveva essere molto curata. Allora ho invocato il mio arcangelo, Peter Handke.”
Vincitore del premio alla Migliore Regia al Festival di Cannes del 1987, Il cielo sopra Berlino è abitato da angeli che condividono lo spazio con gli umani, ma non il tempo, né il colore. “L’idea è sorta contemporaneamente da diverse fonti (….) Anzitutto dalla lettura delle Elegie duinesi di Rilke. Poi, tempo addietro, dai quadri di Paul Klee. Anche dall’Angelo della storia di Walter Benjamin. D’un tratto ascoltai anche un brano dei “Cure” che parlava di fallen angels. Riflettevo anche su come in questa città convivano, si sovrappongano i mondi del presente e del passato, immagini doppie nel tempo e nello spazio, a cui venivano ad affiancarsi ricordi d’infanzia, di angeli in veste di osservatori onnipresenti e invisibili”. (Wenders)




